Scuola di Narrazione Artistica Poliespressiva “Charles Dickens”
Sistema di Studio Reticolare dedicato a
Le Storie di Babar l'elefantino
di Jean e Laurent De Brunhoff - Francis Poulenc
Scuola di Narrazione Artistica Poliespressiva
“Charles Dickens”
Sistema di Studio Reticolare dedicato a
Le Storie di Babar l'elefantino
di Jean e Laurent De Brunhoff - Francis Poulenc
La Saga letteraria illustrata Le riscritture e messe in scena
La Saga letteraria illustrata Le riscritture e messe in scena
Lo spettacolo multimediale
A Teatro con Babar
Questo spettacolo si è potuto realizzare grazie alla partnership con l’ “Area Formazione e Ricerca del Teatro La Fenice” - con cui già collaboravamo già da anni - e con il “Conservatorio Bonporti di Trento” che, sotto la guida del maestro Julian Lombarda, aveva dato vita ad un progetto europeo grazie al quale poté formare i giovani musicisti che parteciparono allo spettacolo.
Il progetto dello spettacolo è nato come articolazione del più ampio progetto da noi elaborato per valorizzare a scopo educativo e formativo l’opera di Jean De Brunhoff.
La realizzazione ci ha impegnati per quasi due anni in un’attività intensiva svolta in parte parallelamente e in parte insieme. Ma in questo modo abbiamo potuto compiere un’impresa, nell’ambito dello spettacolo dal vivo, senza precedenti.
Per noi si trattava di realizzare una messa in scena multiespressiva che, valorizzando e integrando diverse risorse d’archivio, nate separatamente e in diverse forme mediali, promuovesse il nostro progetto dedicato alle storie di Babar; un progetto culminato nel sistema di studio e nel servizio educational online che ora possiamo finalmente offrire a tutte le famiglie e agli altri educatori che vorranno seguirci in questa impresa educativa all’arte e attraverso l’arte.
Ma si trattava anche di sperimentare una nuova forma di spettacolo vicino al «teatro d’opera» - e per questo adatto alla collaborazione con gli altri due enti partner - in cui si fondessero diverse risorse per creare un evento e un prodotto (tratto dallo spettacolo dal vivo) che le valorizzasse tutte reciprocamente attraverso una loro inedita correlazione.
In questo spettacolo, infatti sono, confluiti tanti materiali da noi raccolti in una fase preliminare: le tavole degli scrittori e pittori De Brunhoff padre e figlio; i progetti musicali dei compositori Francis Poulenc e Jean Françaix (che aveva curato la versione orchestrale della partitura realizzata da Poulenc per solo piano e voce recitante); i tanti adattamenti in forma di cartone animato tratti dalle originali storie di Babar, tra cui i due film di animazione di Ed Levitt e Bill Melendez: “The story of Babar the little elephant”, 1968; “Babar comes to America”, 1971).
In questo modo volevamo, tra l’altro, rendere un vero omaggio ai tanti artisti che, negli anni, avevano dato un importante contributo per far conoscere nel mondo intero la Saga di Babar ideata da Jean De Brunhoff.
Nondimeno tra i nostri obiettivi c’era quello di alzare l’asticella della collaborazione a distanza tra artisti intorno a un medesimo progetto - narrativo multiespressivo - rivolto all’infanzia. Volevamo partire dalla collaborazione eccezionale nata tra lo scrittore e pittore Jean de Brunhoff e il compositore Francis Poulenc per realizzare la versione musicale di ”Storia di Babar”. Ma volevamo anche svilupparla e arricchirla in un progetto propriamente multiespressivo.
A noi sembrava infatti che si potesse fare molto di più che integrare le parole del racconto di De Brunhoff con la musica di Poulenc o con la versione orchestrale di Jean Françaix, lasciando soltanto alla voce recitante di un attore il compito di trasformare il libro illustrato in una «messa in scena per parole e musica», ma «senza immagini».
Era indispensabile mantenere un cantastorie che collegasse tra loro quadri visivi e sonori e suggerisse i salti immaginativi nel tempo e nello spazio dalla Grande Foresta africana ad una cittadina francese e viceversa; ma ritenevamo anche che occorreva osare di più, ben oltre che aveva potuto fare, da solo, Francis Poulenc utilizzando, insieme alla sua musica, le sole parole estratte dalla tavole pittoriche e letterarie di Jean De Brunhoff.
Il nostro modello di riferimento era Walt Disney, l’autore che più di chiunque altro ha sperimentato, sin dagli esordi - con i primi cortometraggi musicali dedicati a Mickey Mouse e con le Silly Symphonies - un tipo di narrazione multi-espressiva basata sulla composizione multiplanare di partiture di musica, immagini e rumori di scena, e con un uso molto parsimonioso della parola reso però estremamente espressivo dalla voce recitante del cantastorie. Walt Disney, come i grandi autori del cinema muto, aveva mostrato come la musica e le immagini potessero riraccontare insieme le favole classiche della nostra infanzia, trasformare capolavori della musica classica in balletti di disegni animati, e costruire piccole opere liriche per musica e immagini animate, adattando e portando in scena fiabe classiche dei più grandi artisti per l’infanzia: da “Biancaneve” dei fratelli Grimm, a “Pinocchio” di Carlo Collodi, a “Peter Pan” di James Barrie ad “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll.
Ma se Walt Disney, nella maggioranza dei casi, aveva creato nuova musica e nuove immagini partendo da una narrazione preesistente, noi volevamo partire anche da immagini e da musiche preesistenti, per fonderle insieme e farle interagire sulla scena seguendo la narrazione originale e affidando il racconto ad un direttore d’orchestra e alla recitazione di giovani cantastorie. Ma volevamo fare ancora una cosa in più: far interagire dal vivo la musica, le immagini, e la voce del cantastorie anziché creare tutto in studio e poi proiettarlo agli spettatori come un film in una sala cinematografica.
Noi volevamo mantenere l’atmosfera dello spettacolo teatrale dal vivo, coreografando in diretta: la musica eseguita sulla scena dall’orchestra dei giovani musicisti (preparati e diretti dal maestro Lombana); la recitazione, sempre sulla scena, di alcuni piccoli attori nei panni dei cantastorie; un cartone animato composto in diretta collegando particolari delle tavole originali di Jean De Brunhoff, animate da noi stessi, con migliaia di piccoli frammenti di cartoni animati preesistenti e non necessariamente realizzati per raccontare quella storia.
Tutti i frammenti video venivano infatti montati e sincronizzati dal vivo con la musica dell’orchestra in scena in modo da aggiustare le minime variazioni temporali dell’esecuzione orchestrale. Per farlo utilizzavamo un sofisticato software che ci permetteva di mostrare o saltare ogni singolo fotogramma per poter mantenere la corrispondenza con la musica.
Questo tipo di operazione non è mai stata tentata neppure da Walt Disney, che registrava tutto in studio e poi mostrava il risultato nei cinema ai suoi spettatori. Nonostante il livello artigianale della nostra operazione, realizzata con un impianto di video proiezione, con il supporto dei tecnici del Teatro La Fenice, e con un numero necessariamente limitato di prove insieme alla piccola orchestra che si è potuta mettere insieme solo per un periodo di tempo limitato in quanto proveniente da tutta Europa, il risultato è stato strabiliante, il successo incredibile, la partecipazione superiore alle disponibilità di posti e di repliche che abbiamo potuto offrire.
Per noi questo esperimento si inseriva in un piano produttivo complementare alla nostra attività didattica formativa e alla diffusione dei nostri sistemi di studio, che per anni sono stati realizzati e distribuiti offline e che solo recentemente hanno cominciato ad avere una distribuzione on-line attraverso la rete Internet.
Anche per le celebrazioni del Centenario della nascita di Roberto Rossellini noi abbiamo realizzato alcuni prodotti audiovisivi simili allo scopo di promuovere la conoscenza del suo progetto poli-enciclopedico, rimontando a tale scopo, come avrebbe fatto lui stesso, materiali e film da lui girati per diverse occasioni e canali distributivi (come quello cinematografico e televisivo); ne abbiamo tratto degli «affreschi multimediali» che rispondevano al suo desiderio (in gran parte irrealizzato) di educare le nuove generazioni agli insegnamenti della tradizione umanistica, e li abbiamo proiettati in diverse occasioni pubbliche.
In relazione a uno dei piani enciclopedici da lui ideati, quello dell’ “Enciclopedia della storia della civiltà occidentale”, realizzammo un film intitolato “Era notte a Roma città aperta” e poi una miniserie televisiva rimontando opere di Rossellini dedicate ad un periodo recente e tragico della nostra storia, tra l’occupazione nazista e la liberazione da parte delle forze alleate Per creare quell’affresco multimediale ispirato e commentato dalle parole dello stesso Rossellini abbiamo potuto disporre di diversi lungometraggi, cortometraggi, documentari dello stesso Rossellini insieme a documenti storici che lui stesso aveva raccolto per i suoi progetti.
Un altro esempio di questo tipo di operazione è rappresentato da ciò che abbiamo fatto per la mostra dedicata a “La tempesta” di Shakespeare. In quel caso montammo insieme, in un unico percorso visivo e audiovisivo, le illustrazioni realizzate da Arthur Rackham e Edmund Dulac per due diverse edizioni del testo shakespeariano; e insieme ad esse collegammo, nell’unica narrazione multiespressiva, sia estratti da diverse messe in scena teatrali e cinematografiche, sia le musiche dei diversi compositori che, nel tempo, si sono cimentati proprio con quell’opera di Shakespeare.
Ancora un altro esempio è costituito dal progetto di mostra e di percorso multimediale per raccontare il ciclo wagneriano de “L’anello del Nibelungo”; un percorso da noi intessuto collegando le illustrazioni di Arthur Rackham e di Franz Stassen, e la musica dello stesso Wagner; un percorso che consentiva ai visitatori della mostra di attraversare l’universo narrativo della “Tetralogia” sia secondo la sua «fabula», ricostruita da Stassen, sia secondo l’«intreccio» wagneriano, seguito fedelmente da Rackham.
Anche nel caso dello spettacolo dedicato a Babar, dopo le repliche a Venezia e a Trento, abbiamo voluto realizzare un filmato definitivo che potesse rappresentare, in un unico prodotto audiovisivo, i tre piani narrativi ed espressivi ottenuti con un uso accorto e complementare della parola, della musica, delle immagini. Abbiamo invano chiesto ai due partner istituzionali di realizzare una apposita nuova registrazione audio e video della musica e dello spettacolo da montare insieme al cartone animato che noi stessi avevamo completato per poterlo integrare con le altre tracce.
Purtroppo questo non è mai avvenuto, e quindi quello che possiamo mostrarvi ora, di seguito, è da un lato una registrazione audio dell’anteprima dello spettacolo, e dall’altro la traccia video che noi abbiamo realizzato per esso.
Un altro aspetto interessante di questo spettacolo, che purtroppo non si è potuto realizzare nei modi che avevamo proposto, è stata la seconda parte del programma, dedicata al secondo racconto di De Brunhoff mai musicato prima: “Il viaggio di Babar”.
Noi avevamo proposto di realizzare in prima assoluta la drammatizzazione e l’animazione musicale di un’ulteriore storia di Babar: il secondo capitolo della Saga ideata da Jean De Brunhoff. In questo modo, dopo la messa in scena multimediale di “Storia di Babar” di Poulenc-De Brunhoff, avremmo potuto offrire un ulteriore grande omaggio ai due autori, trasformando un’altra storia di De Brunhoff in un racconto musicale animato con una musica degna della composizione di Poulenc; un secondo tempo dello spettacolo in cui, dopo il racconto animato musicale della storia di Babar l’elefantino, si potesse raccontare quello altrettanto bello ed emozionante del suo viaggio di nozze.
La nostra proposta consisteva quindi nell’istituire un corso di alta specializzazione presso un Conservatorio in cui, insieme a docenti interessati all’impresa, alcuni studenti potessero lavorare e concorrere alla creazione di una nuova partitura che musicasse il secondo racconto di De Brunhoff. Una commissione formata da membri dei Teatri partner (per la distribuzione) e del Conservatorio (per la formazione e l’ideazione) avrebbe deciso quale versione fosse la più adatta per poter essere messa in scena e accostata al capolavoro di Poulenc e all’orchestrazione di Jean Françaix.
Purtroppo si è preferito affidare ad un compositore contemporaneo il compito di elaborare una partitura che potesse interagire con il cartone musicale che noi avevamo comunque preparato in una prima versione e che, dopo lo spettacolo, abbiamo rielaborato per dargli maggior respiro e prepararlo a una miglior sintesi con una traccia musicale più adeguata al racconto di De Brunhoff e alla musica di Poulenc.
Pertanto la traccia video animata de “Il viaggio di Babar” è già pronta e a disposizione di qualunque Istituzione voglia aiutarci a completare il progetto e a fare dei due racconti un unico grande spettacolo multimediale da presentare non solo in questa sede online ma anche in occasioni dal vivo per promuovere e far conoscere l’opera di De Brunhoff e Poulenc, nonché il sistema di studio da noi realizzato per favorire lo studio dell’opera di De Brunhoff e apprendere i tanti insegnamenti immortali in essa racchiusi.
Ad ogni modo vogliamo ringraziare i nostri partner di allora, che ci hanno permesso di realizzare questa prima versione del progetto, e vogliamo incoraggiare, chi abbia voglia e competenze, a riprendere il progetto e portarlo, insieme a noi, ad un ulteriore livello di sviluppo e implementazione.
Ovviamente, qualora questo progetto desse vita anche a un prodotto adatto per la distribuzione teatrale o audiovisiva, contatteremo i legittimi proprietari dei diritti commerciali di ogni immagine, filmato e musica che compongono lo spettacolo, affinché possano godere dei profitti derivanti dalla dalla distribuzione dello spettacolo stesso.