La Scuola di Narrazione Artistica Poliespressiva “Charles Dickens”

La Scuola dei Maestri per chi vuole imparare a narrare come loro ricavando le loro straordinarie competenze dallo studio sistematico delle opere immortali che essi hanno lasciato in eredità al mondo intero. Un Sistema formativo a più livelli scoprire e apprendere come sono fatti e come funzionano quei capolavori senza tempo e senza frontiere in cui sono implicitamente racchiuse le soluzioni e le regole per fare Arte con la Scienza.

L’ambiente introduttivo

Lo scopo di questo primo Ambiente di Studio è introdurvi sia alla materia trattata nella nostra Scuola siaal modo con cui noi la trattiamo. Se non sapete cosa intendiamo con l’espressione “La Scienza Segreta dell’Arte Narrativa”, se non ci conoscete già e se volete testare in prima persona i servizi che potreste ricevere negli Ambienti/Livelli a iscrizione della nostra Scuola – dove potreste seguire con sistematicità i nostri Cicli di Lezioni e utilizzare nella loro interezza i nostri Sentieri Esplorativi e Sistemi di Studio – questo è l’Ambiente che fa per voi.

In questo primo Ambiente di Studio, a libero accesso, vi aiuteremo a riconoscere capolavori dell’arte narrativa e a comprendere in che modo si distinguono da fenomeni solo apparentemente simili chetuttavia non possiedono le medesime qualità. Attraverso estratti da Cicli di Lezioni, Letture Didattiche, Incipit di Sentieri Esplorativi e di Sistemi di Studio Reticolare vi faremo esplorare e indagare una quantità di tesori umanistici – composti in ogni forma espressiva – per farvi scoprire la ricchezza in essi racchiusa e al contempo per mostrarvi come sia possibile coglierla e apprezzarla pienamente.

Dal momento che questa ricchezza non può essere neppure percepita senza un’adeguata preparazione, potreste tuttavia ritenere che non esista alcuna ricchezza in quegli oggetti, ma sia solo frutto delle aspettative e delle proiezioni di chi la cerca e la vede grazie ad interpretazioni tanto affascinanti quanto arbitrarie. “L’arte sta negli occhi di chi guarda” è la conveniente soluzione di chi vuole vendervi la sua spazzatura, magicamente trasformata, dalle sue parole, in oro.

Nella nostra Scuola, sin da questo primolivello, vi faremo scoprire come mai certe opere – i “classici” – abbiano potuto superare ogni confine di spazio e di tempo per giungere fino a voi e per poter essere apprezzate da ogni generazione di ogni Paese. Noi vi insegneremo come riconoscere l’arte dove c’è, e come evitare di scambiare per arte la «spazzatura pubblicizzata ad arte» da una invitante “promozione commerciale”. Così imparerete anche ad evitare le «bufale» di chi vuole farvi vedere e comperare gli invisibili/inesistenti “vestiti nuovi dell’imperatore”.

Con questo servizio basilare vi aiuteremo a riconoscere le qualità dell’arte narrativa e ad evitare di perdere tempo appresso a cose che non vi aiuteranno a crescere, ma piuttosto vi aiuteranno ad «ammazzare il tempo» e a sperperare denaro.

Ci rendiamo conto che parlando di “Scienza Segreta dell’Arte Narrativa” rischiamo di contribuire noi stessi ad aumentare l’«alone magico» che circonda la creazione artistica e il funzionamento della macchina narrativa. Ma anche se vi avvicinerete a questo nostro «Ambiente aperto» spinti dalla curiosità e dall’aspettativa di sentir parlare di «esoterismo», scoprirete in breve che la nostra intenzione e la nostra offerta formativa è proprio l’opposto. Al contrario, con la nostra Scuola intendiamo contribuire a togliere quel «velo mistico» che circonda l’«Arte Narrativa», e a combattere quel pericoloso pregiudizio secondo il quale è inutile spendere tempo ed energie per diventare artisti se non si è già “nati artisti”, se non si ha “nei geni la predisposizione all’arte”.

Siamo consapevoli che l’espressione da noi usata per dare un nome all’oggetto di cui ci occupiamo – e che insegniamo nella nostra Scuola sin da questo primo livello introduttivo – possa evocare “segreti” irraggiungibili proprio mentre li correla alla parola “scienza”; e ci rendiamo anche conto che a qualche «dietrologo» possa persino suggerire una serie di contrasti o confusioni che potrebbero essere ricondotti a quella «interpretazione» «debole» della ricerca scientifica, assimilata all’ideologia, alla magia o alla religione, che da un po’ di tempo pare tornata in auge persino negli ambienti accademici.

Ma c’è una migliore «spiegazione» – propriamente scientifica – che giustifica l’uso e chiarisce il senso di questa «perifrasi» che «correla» concetti non immediatamente avvicinabili, ma non per questo incompatibili e distanti tra loro come vuole suggerire il «senso comune» diffuso e alimentato dalla «cultura di massa».

Questa apparente contraddizione e questa supposta confusione – tra scienza, segreti, e arte narrativa – ci aiutano infatti a introdurvi ad un problema «metodologico» che grava sugli studi «umanistici» – in particolare sullo studio dei fenomeni «artistici» – e che non può essere sciolto senza superare «il grave pregiudizio che oppone gli studi scientifici a quelli umanistici»; un pregiudizio che si è andato consolidando nell’ultimo secolo soprattutto a causa della «inadeguatezza degli strumenti» abitualmente assunti «per studiare l’arte e insegnare a farla».

Se gli studi umanistici sono ormai considerati ovunque, persino nelle sedi accademiche, come «contrapposti» a quelli scientifici, ciò che troverete nella nostra Scuola, a partire da questo primo livello, è viceversa un «percorso di avvicinamento» – o dovremmo dire di «riunione» – tra «la materia artistica» e «gli strumenti di studio scientifici». Questa visione degli «studi umanistici», solo apparentemente nuova, li riporta all’alveo in cui sono nati, al senso originario di «studi completi per la formazione dell’uomo», in cui «arte, scienza, tecnologia e educazione» vengono intese come «aspetti e componenti» di un medesimo tipo di di attività, insieme «speculativa, progettuale e formativa».

Non vi nascondiamo che con questo titolo suggestivo abbiamo voluto catturare l’attenzione anche degli «scettici» che considerano l’arte e la scienza come due universi irrelati o che pensano che la scienza sia solo un’altra forma di arte, un’illusione di rigore in un epoca in cui tutto è assimilato a «opinione» e in cui «un’opinione vale l’altra».

La principale ragione per cui abbiamo deciso di usare questo titolo evocativo è che vogliamo invitarvi a riconsiderare concetti e a «ridefinire»  termini che da troppo tempo hanno assunto significati che li rendono confusi e arbitrariamente adattabili agli scopi di chi ne fa uso. Oggi le parole “arte” e “scienza” sono diventate «prefissi», che si adoperano per nobilitare le cose più ignobili e per dare un po’ di credibilità a mestieri e persone che non ce l’hanno. Inoltre le crisi «postmoderne», che hanno investito ogni studio rigoroso in ambito accademico e in particolare in campo umanistico, hanno reso le espressioni “scienza” e “arte” tra loro pressoché equivalenti, o addirittura assimilabili a una «ideologia» o a una «fede». Il «relativismo selvaggio» ha avuto poi la meglio su tutto, e ora le cose di cui si parla sono solo quello che ciascuno vuole che siano: “l’arte è ciò che chiamiamo arte”, “la scienza è ciò che chiamiamo scienza”, ci dicono gli «esperti» offrendoci questa indecorosa via di uscita dal pantano conoscitivo creato da loro stessi.

In questo primo «Ambiente di Studio» – o dovremmo dire di «propedeutica allo studio scientifico dell’arte narrativa» – vogliamo mostrarvi che la scienza non è un insieme di «opinioni», ma di pratiche che possono essere «verificate» rifacendo i conti in tasca a chi ha ragionato e condiviso con voi il suo «ragionamento» partendo dalle conclusioni di altri ragionamenti non meno «rigorosi»; vogliamo anche mostrarvi come l’arte possieda quella «perfezione» – che in molti casi salta agli occhi e lascia stupiti come se fosse frutto di interventi divini – perché riesce a ridurre la dose di «incidentalità» presente in ogni «testo comune»; e infine vogliamo mostrarvi come l’arte sia «il modo migliore» per «raccontare» ciò che di più profondo la scienza può arrivare a «comprendere», e come, nondimeno, la scienza sia il modo migliore per capire e fare arte.

Con il titolo del nostro Programma Educativo e Formativo vogliamo proprio invitarvi a scoprire, verificare e apprendere quanta scienza ci sia in ogni prodotto artistico: proprio quella che lo fa funzionare a perfezione. Ma scoprirete anche che per trovarla occorre imparare come e dove cercarla, adottando le «prospettive» analitiche giuste e conducendo l’indagine al giusto «livello analitico».

La «scienza segreta dell’arte narrativa» – cioè la scienza che è presente in ogni forma d’arte – è fatta di tanti presupposti, di tante competenze che non sono riassumibili e collocabili in un solo ambito disciplinare settoriale. Tuttavia chi indaga l’arte e chi ne parla (in veste di storico, appassionato, erudito, esperto della materia) di solito non possiede nel suo bagaglio culturale tutti gli strumenti che occorrono per farla e per capirla. Di conseguenza finisce per non vedere ciò che c’è: ciò che gli artisti stessi rendono difficile scorgere dopo che hanno tolto le «impalcature» dal loro cantiere di progettazione, cioè dal momento in cui presentano al pubblico e agli esperti il «risultato sorprendente, affascinate, disarmante» del loro lavoro, che resta perciò «inspiegabile» a chi non dispone degli «occhiali adatti» per scoprire e apprezzare i «meccanismi» della narrazione artistica da loro utilizzati e le «soluzioni» straordinarie elaborate con essi.

Eppure tutti sappiamo che ci sono «calcoli» e «progetti» alla base delle «costruzioni» meravigliose e affascinanti che, con le loro «complesse architetture» ci sfidano a «immaginare» il processo della loro«progettazione» e le «regole» del loro «funzionamento». Ma tutti – a partire dagli esperti – preferiscono dirci e dire ai loro lettori e allievi che si tratta di opere del “genio”, come se si trattasse di costruzioni realizzate da un’altra specie umana o, perché no, da una specie aliena. Se c’è dunque una «complicità» nel mantenere celato «il segreto di Pulcinella», è anche perché da un lato gli artisti non hanno interesse a «rivelarlo», e da un altro i fruitori e gli studiosi non saprebbero come «indagarlo» e tantomeno« spiegarlo». Ma questo non vuol dire che il «segreto» non ci sia o che non valga la pena rivelarlo.

Sappiamo bene quante «resistenze» incontreremo e quanti «pregiudizi» dovremo affrontare nell’intraprendere questa impresa, che non vogliamo chiamare «divulgativa» (per le tante ragioni per cui combattiamo la divulgazione o ciò che con questa parola si intende oggi, «illudendo» il pubblico di avvicinarlo alla conoscenza mentre lo si allontana), ma piuttosto «introduttiva», «informativa» e «propedeutica» allo studio rigoroso dell’arte narrativa. Non è la prima volta che affrontiamo queste difficoltà. Lo facciamo da più di quaranta anni e persino nei luoghi dove i pregiudizi sono più radicati; ma non lo facciamo per polemizzare, bensì per dare, soprattutto alle nuove generazioni, una possibilità per non finire escluse per tutta la vita dai territori dell’arte e della scienza, relegate a poter solo sognare di possibilità a loro precluse e di mestieri a loro resi inaccessibili.

La nostra non è un’attività basata sul sensazionalismo e sullo scandalo. Non troverete affermazioni da mass media come “finalmente rivelato il segreto dell’arte!”. Il nostro è il lavoro che fanno gli scienziati quando operano in un campo di ricerca dove ogni tassello è importante, ogni passo rivela un poco di più di un terreno da troppo tempo non frequentato da chi pure dovrebbe considerarsi erede della «tradizione umanistica».

Quello che scoprirete frequentando questo primo Ambiente di Studio, è che ogni «artista» vero è più «scienziato» di quanto vi aspettereste, e che il suo lavoro è molto meno sconvolgente rispetto ai risultati che ottiene, ma è fatto di studio assiduo, continuativo, consapevole, e di passi falsi e parziali successi; proprio come imparerete a fare voi stessi mentre vi addentrerete nella complessità dei progetti che vi sottoporremo, e scoprirete i vostri limiti, la fatica di apprendere, di ipotizzare e di ricercare.

Ma la soddisfazione che ricaverete, studiando Arte Narrativa nella nostra Scuola, sarà simile a quella che ricava ogni scienziato e artista quando, dopo anni di studi lenti e tutt’altro che «lineari», giunge a un risultato sodisfacente che può mostrare con orgoglio al suo pubblico; quel pubblico di tutto il mondo e di tutti i tempi che non smetterà mai di amare un capolavoro anche dopo l’«evento» della sua presentazione/pubblicazione, ma continuerà a goderne e ad esserne ispirato sia nella vita quotidiana che nella propria eventuale esperienza artistica.

Molte sono le ragioni che ci spingono a investire in questo primo Ambiente di Studio aperto a tutti; tra queste certamente il desiderio di contribuire a ridare dignità agli Studi Umanistici, ma anche quello di invitare le nuove generazioni a non trascurarli e di incoraggiare chi li ha abbandonati a riprenderli.

Ma il lavoro che c’è da fare è lungo e in salita, dopo decenni sia di distruzione che di denigrazione di questi studi, persino assimilati, di recente, a una sorta di «apologia del colonialismo».

Già dal secolo scorso chi vuole acquisire un’adeguata preparazione per capire «come» studiare e fare arte con la scienza deve agire in segretezza e clandestinità, accettando di «recitare la parte» del «mago» e del «predestinato» per non attirare l’attenzione su di sé e non mettere in dubbio il «credo» che “artisti si nasce” e che “l’arte è un dono” magico, le cui conseguenze – sotto gli occhi di tutti – sono la diffusa venerazione e l’invidia per i “geni” che lo possiedono, e l’altrettanto diffusa rassegnazione alla condizione immodificabile di imitatori, critici, adulatori, fanatici dei nuovi effimeri idoli, tanto esaltati quanto rapidamente cancellati dalla cultura di massa.

Oggi anche coloro che riconoscono nei capolavori della narrazione artistica qualità non comunemente presenti nei prodotti della cultura di massa, non sono disposti a pensare che esse siano frutto di uno «studio progettuale» che richiede, agli artisti, una «preparazione scientifica adeguata». Anche e soprattutto nell’«Era digitale» gli artisti sono considerati dei «maghi/geni», di cui si ignorano gli «studi», la loro preparazione «enciclopedica», la loro formazione «umanistica», ma si è certi che ricevano ispirazioni da un «inconscio insondabile» o da «benedizioni divine». E loro stessi, per godere dei tanti privilegi che oggi vengono attribuiti – più facilmente che in passato – a coloro che sono considerati «artisti» (finanziamenti pubblici, mantenimento a vita, pre-finanziamento dei progetti), finiscono per alimentare questa «interpretazione magica» dell’arte.

D’altro canto i «critici-mercanti» che si vantano di essere in grado di scoprire i “talenti naturali” (per non dire “magici”), e di essere i soli a poter decriptare le magie del “genio”, per poter fornire al pubblico ingenuo “interpretazioni corrette” di ciò che gli artisti «in trance» hanno fatto “inconsapevolmente”, sostengono a loro volta questa visione, entro la quale si ritagliano un ruolo, accanto o persino al di sopra degli artisti stessi: se l’artista ha «poteri magici», il critico-mercante è il suo «medium».

Noi che da decenni, studiando l’attività progettuale dei più grandi artisti, ne conosciamo gli archivi, le carte segrete che essi stessi a volte occultano (se non distruggono) per non svelare il «progetto scientifico» da cui nasce l’«illusione magica» e da cui ricevono il «prestigio» (come veri e propri «illusionisti»), abbiamo deciso di rivelare, non i loro «trucchi» – perché non si tratta di trucchi – ma quel lavoro «implicito» (non «inconsapevole») da cui nasce con tanta fatica ogni capolavoro artistico, e al contempo di esplicitare quell’architettura «invisibile» all’occhio impreparato (ma per questo «assente»), che sostiene e fa funzionare a perfezione le opere che possiedono le qualità artistiche per diventare immortali.

Con il nostro primo «Ambiente aperto» e attraverso gli altri «Ambienti a iscrizione», dove potrete coltivare con «continuità e sistematicità» una nuova passione per l’arte narrativa – che speriamo di trasmettervi attraverso il nostro personale «esempio» – ci adopereremo per demistificare l’alone magico creato intorno all’arte; quell’alone, composto di luoghi comuni e pregiudizi, che separa e allontana l’interesse per l’arte – pur sempre vivo – dagli studi propriamente scientifici, i quali dovrebbero piuttosto accompagnarlo e sostenerlo, preparando adeguatamente tanto i nuovi potenziali autori quanto il loro pubblico.

Noi cercheremo, nell’Era digitale, di ricreare un rapporto non mediato tra «chi fa arte e chi la fruisce», supportando in ogni modo la «passione» di chiunque voglia «studiarla per imparare a farla», non per chiacchierarne, per dare opinioni, per alimentare leggende e aneddoti da salotto.

Semplicemente mostrando le carte, la documentazione delle attività progettuali, le biblioteche ideali, e ridando voce agli artisti stessi, non di rado studiosi e seri divulgatori della loro stessa arte, vi faremo entrare nei «laboratori di ricerca e ideazione» dei più grandi autori. Ma soprattutto vi faremo entrare nei loro capolavori; non ci gireremo «intorno», non vi parleremo di “cosa c’è dietro” (speculazioni «dietrologiche», biografiche e psicologiche per giustificare «interpretazioni riduttive e ideologiche»), e neppure vi parleremo di cosa è passato o passa «nella testa di chi ha letto o visionato» quei capolavori, di chi li ha diversamente «interpretati» e valutati.

Vi daremo modo, invece, di scoprire quali ragionamenti ha fatto ognuno di quegli straordinari autori per elaborare le soluzioni che vi hanno fatto commuovere, sorridere, e appassionare ai loro racconti; e lo faremo esaminando «come sono fatti» i loro capolavori, esplicitando le «soluzioni narrative e compositive» in essi racchiuse, e risalendo ai «principi universali» (le «regole implicite del gioco») da loro efficacemente utilizzati per elaborare quelle soluzioni e realizzare quelle meravigliose «illusioni».

In altri termini tratteremo ogni opera d’arte come una «partita» a scacchi, un «labirinto» narrativo, un «reticolo» di «conflitti morali» e di «soluzioni metodologiche» elaborate dagli autori per rappresentare l’«intreccio delle storie» dei loro personaggi. In ogni capolavoro narrativo, che esamineremo per voi e con voi, vi faremo scoprire il «sistema polidimensionale» che lo governa; vi mostreremo come, ad ogni «soluzione» costruita sul piano «narrativo», corrisponda un’adeguata soluzione sul piano «espressivo», e come i diversi piani siano analizzabili nella loro distinzione e nella loro «complementarità».

Questa attività di studio analitico «multiplanare» e «poliprospettico», con cui rendiamo «esplicite e confrontabili» le «strategie»elaborate da autori che si sono preparati alle loro imprese in anni di studi, richiede la necessaria preparazione anche da parte vostra. E noi abbiamo deciso di insegnarvene sia i «presupposti» e le fondamenta (attraverso questo primo Ambiente aperto) sia il «metodo» (negli altri Ambienti di Studio, a iscrizione).

Proprio a partire da questo Ambiente, aperto a tutti, noi inizieremo a guidarvi passo passo nella scoperta e nell’acquisizione di ciò che vi occorre per avvicinarvi a comprendere le raffinate «architetture» di quelle opere, e i complessi ragionamenti compiuti dagli autori per «crearle» e «farle funzionare». Tuttavia, per riuscire a farvi capire come ragiona in modo «logico», propriamente «scientifico», un vero artista, non vi metteremo di fronte alla montagna – costituita dal capolavoro artistico – che richiede un’adeguata e non comune preparazione per scalarla, ma vi faremo compiere piccole scalate, poco alla volta, senza ridurre la montagna a una collina, ma «riconducendo» (non «riducendo») la montagna a una serie di scalini che imparerete a salire senza sentirne troppo e tutta insieme la fatica.

Scoprirete così quanti «presupposti» vi mancano, quante «correlazioni» ogni opera istituisce al suo interno e all’esterno in base alle «soluzioni» con cui è composta; quindi vi verrà voglia di «esplorare» il «labirinto delle correlazioni e dei correlati» mentre imparerete a «indagare» quella particolare «scena del crimine», quella costruzione perfetta e affascinante che è rappresentata da un prodotto artistico finito, dopo che sono state tolte le impalcature che potrebbero rivelarne l’«architettura».

Imparerete anche a riconoscere le «varianti implicite», oltre quelle esplicite (rivelate dai nomi) che ogni opera d’arte, quando diventa un «archetipo», ispira e indirettamente produce. Imparerete a riconoscere così le «parentele» vere e profonde, ancorché «non immediatamente percepibili», tra opere lontane nello spazio e nel tempo; e scoprirete le «collaborazioni a distanza» tra autori, le «affinità nel modo di concepire» la narrazione e la composizione, e i «progetti condivisi».

Ma anzitutto, in questo Ambiente di Studio basilare, imparerete a «riconoscere» un «capolavoro artistico senza tempo e senza frontiere», e a «distinguerlo» da uno di quei tanti «successi stagionali» che vi vengono proposti per il vostro «intrattenimento»; cioè da quelle opere senza qualità che non vi «arricchiscono», ma vi fanno perdere tempo convincendovi che il tempo vada necessariamente “ammazzato”, anziché «investito» bene per la vostra «crescita» e per quella dei vostri cari.

Non escludiamo neppure che persino questo primo Ambiente di Studio possa contribuire a favorire delle vere e proprie «vocazioni artistiche», convincendovi che l’«arte narrativa» sia ancora il mestiere più bello al mondo, nonostante non sia quasi più praticato nel «mondo contemporaneo». E se ve ne convincerete, avrete modo, nella nostra stessa Scuola, di frequentare un Ambiente di studio adeguato, rivolto appositamente a chi si voglia occupare di narrazione artistica per professione.

Già frequentando questo primo Ambiente di Studio comprenderete come la Scienza, intesa come «metodo», è «lo strumento» indispensabile ed ineliminabile anche e soprattutto per chi voglia apprendere e praticare l’antico mestiere del narratore e/o del cantastorie, in qualunque veste intenda praticarlo (romanziere, drammaturgo, librettista, sceneggiatore, regista, …).

Scoprendo come sono fatti e come funzionano i classici della narrazione, in qualunque forma espressiva siano stati pensati e realizzati, capirete come mai la formazione scientifica sia una condizione necessaria per creare opere che possano raggiungere quello statuto di «immortalità» e di «universalità» che tanti ritengono irraggiungibile solo perché, loro, non sanno fare altro che cose di valore «attuale e stagionale».

Sappiamo bene quanto questa nostra proposta formativa sia «inattuale» nel panorama delle odierne offerte formative mirate a far  ottenere un «successo immediato».

Sono in molti oggi a pensare che solo uno sciocco potrebbe investire su una formazione concepita per chi voglia imparare ad elaborare progetti di opere che avranno «successo» ma solo «nel tempo»; opere che potrebbero rendere «immortali» coloro che le hanno realizzate, ma probabilmente solo dopo che essi siano «morti» senza aver potuto godere pienamente dei frutti economici del proprio lavoro. Il cinismo del mercato della «cultura di massa» promuove solo opere e autori che possano diventare fenomeni di moda, successi commerciali stagionali da sfruttare fino alla loro prevista sostituzione con altri simili e ugualmente dimenticabili (o eventualmente da ricordare in qualche «revival»).

Ma noi vogliamo ancora immaginare che ci siano tra voi appassionati «estimatori» dei «classici» dell’arte narrativa e aspiranti nuovi «autori» di classici che vogliano seguire le orme di quanti ci hanno lasciato i loro capolavori come esempi da ammirare e come modelli a cui ispirarsi. Questa proposta è rivolta anzitutto a chi, tra voi, desidera fare la propria parte per contribuire a diffondere e ad arricchire quel patrimonio dell’intera umanità costituito da opere, senza tempo e senza frontiere, che da sempre formano generazioni di nuovi umanisti in grado di prendersene cura e di imparare da esse come creare opere immortali.

Tanti in questi anni ci hanno tormentato cercando di convincerci – peraltro con argomentazioni infantili e pregiudizievoli – che sia impossibile «insegnare l’arte narrativa». E proprio mentre noi vi invitiamo a studiare, nella nostra Scuola, i «classici» e il «metodo» racchiuso in essi, continuano a fiorire – come erbe infestanti – Scuole e pubblicazioni che offrono seducenti «ricette» e «tecniche» per alimentare l’«illusione» che chi è “predestinato”  da “Madre Natura” a diventare un Artista o meglio un “Genio”, possa riuscirci con un “semplice” aiutino: quello che consisterebbe nello stimolare e far emergere il suo “talento naturale” e nell’invitarlo a confidare di essere tra gli “artisti nati” (forse una nuova interpretazione del “delinquente nato” di lombrosiana memoria?) che devono “solo cercare” il “talento nascosto” da qualche parte dentro di loro.

Secondo questo pregiudizio, chi non è riuscito a far emergere il suo “Talento” e a ottenere uno di quei successi «inspiegabili» in cui si confondono «operazioni di marketing» con rare e improbabili creazioni artistiche, dovrebbe mettersi l’anima in pace, rassegnarsi ad essere un «non unto dal Signore», non “predestinato” alla carriera artistica; a meno di non accontentarsi degli effetti collaterali di questo stesso pregiudizio. Potrebbe infatti consolarsi diventando un “Talent Scout”; oppure potrebbe ambire a diventare un invidiabile “Collezionista d’arte”; e a tale scopo potrebbe farsi consigliare dagli “Esperti” – solo di nome – i quali hanno sempre pronto un “nuovo artista” da vendergli, perché, con l’aiuto della “cultura di massa” e con il mercato-truffa del “Contemporaneo”, possono “lanciare”, ad ogni “stagione” – proprio come fa la “Moda” – un “Talento emergente” magicamente dal nulla.

Questa visione dell’arte, tutt’altro che ingenua – ma diremmo piuttosto esclusivista, discriminatoria e truffaldina – se da un lato premia chi ha ricevuto l’«investitura», dall’altro non offre possibilità a chi potrebbe, sin dall’educazione scolare, ricevere gli stimoli giusti per coltivare non quella «creatività spontaneistica» che ottunde la mente, ma quell’attività «elaborativa» che nutre la mente, e che unisce la scienza alla narrazione e alla composizione; un’attività che, se ben condotta, potrebbe come minimo ricreare quel tessuto sociale e culturale adatto, quelle «condizioni necessarie» in cui l’arte davvero rifiorirebbe; cioè una base sia di fruitori    intenditori, preparati ad apprezzarla, sia di tanti collaboratori, bravi artigiani e artisti di Bottega, che magari non eccellerebbero individualmente, ma che potrebbero contribuire alla realizzazione di nuovi capolavori.

In una situazione come quella attuale, in cui sia il pubblico sia gli autori sono non di meno impreparati, coloro che dovrebbero favorire la nascita di nuovi artisti e aiutarli ad affermarsi sono per lo più degli «imbonitori», a loro volta impreparati, che sfruttano il «degrado culturale» per smerciare «succedanei» spacciandoli per arte, o per vendere l’«illusione di poter capire», senza «adeguata preparazione», opere complessissime che continuano ad affascinare anche il pubblico più ingenuo per la loro disarmante bellezza.

Questa è l’epoca dei succedanei, e i primi a subirli sono i fanciulli, che, invece di essere educati a capire e ad elaborare oggetti complessi come le opere d’arte, si trovano per le mani dei surrogati che li illudono, fin da piccoli, di essersi avvicinati all’arte, mentre purtroppo si sono allontanati da essa. D’altro canto anche i genitori e gli altri educatori, se non sono in grado di capire e apprezzare loro stessi i «classici», come potrebbero insegnare ai loro ragazzi e allievi a capirli, ad apprezzarli, e ad apprendere da essi quella lezione immortale che potrebbe aiutarli a crescere?

È proprio in questa situazione – e a causa di questa situazione – che abbiamo deciso non solo di creare una Scuola con diversi Ambienti di Studio adatti a soddisfare le vostre ambizioni frustrate sia come fruitori che come autori, ma anche di creare due strumenti – il Magazine “L’Umanista” e questo primo Livello della nostra Scuola aperto a tutti, l’«Ambiente introduttivo allo studio della Scienza Segreta dell’Arte» – con cui possiate trovare o ritrovare la voglia di imparare a investigare e ad esplorare, per capire e per crescere, per arrivare, con lo studio, ad apprezzare pienamente i capolavori immortali dell’arte narrativa.

Non avete bisogno di menzogne o di rassicurazioni per rendervi conto da soli quanto le opere «d’arte» superino in bellezza – cioè per le loro innumerevoli «qualità» – qualunque prodotto «di moda».

Conosciamo bene la vostra paura di non riuscire a cogliere i «segreti» che quelle opere possono disverlare solo a chi è preparato a scoprirli. È stata ed è anche la nostra prima di ogni avventura conoscitiva. Ma non fate come la volpe con l’uva. Piuttosto considerate questa difficoltà come uno stimolo e una sfida a «indagare» per capire «come» facciano, i capolavori della narrazione artistica, ad essere – nonostante tutti gli ostacoli che incontrano – sempre «universali» e potenzialmente «immortali».

Non vogliamo promettervi – come fanno i «professionisti della divulgazione massmediologica» – di farvi capire «in poche lezioni» quello che gli autori di quelle opere hanno creato «in anni di studio analitico e progettuale»; ma vogliamo mostrarvi «come» ogni passo che farete insieme a noi vi permetterà di «svelare» qualcosa che prima vi appariva «inspiegabile».

Vi è una grande differenza tra «non sapere come si fanno le cose che comunque si fanno», e «non parlare di ciò che si sa fare e di come lo si fa». Gli artisti di ogni tempo e luogo hanno «appreso» conoscenze e competenze straordinarie che li hanno resi «capaci di fare» quello che nessuno, con il solo «linguaggio comune» e senza aver attivato ed allenato la «memoria elaborativa», può fare e capire … ma tuttavia può ugualmente «ammirare» e «invidiare», proprio come fa la volpe con l’uva.

Purtroppo solo pochi artisti hanno scelto di spendere tempo per narrare «anche come» loro stessi hanno costruito i capolavori che li hanno resi famosi. Pochissimi hanno percorso la strada dell’«esplicitazione» – «metanarrativa e didattica» – delle soluzioni da loro stessi elaborate per raccontare storie immortali. D’altro canto sono più che comprensibili le molteplici ragioni di questa reticenza, perché quei pochi che hanno deciso di farlo hanno rischiato di essere ridimensionati a persone «normali», senza più  l’aura del “genio”.

Persino i pochi veri artisti che sono sopravvissuti alla «cultura di massa», che si sono formati prima di o nonostante quella, e che non sono mantenuti da qualche Istituzione, sanno, dal secolo scorso, che se vogliono essere riconosciuti e idolatrati come dei “geni”, devono recitarne la parte, diventando necessariamente «complici» dei media, sempre pronti a creare e alimentare «leggende» intorno a loro. Devono apparire “incomprensibili” anche a se stessi, “ispirati ma inconsapevoli”, per lasciare ai critici, ai loro «esegeti», biografi ed esperti, il ruolo e i vantaggi che spettano a chi è “vicino al genio” e sa “decifrarne” i comportamenti. Il «gioco delle parti» richiede che la loro scienza rimanga «implicita».

Ma non è necessario essere Sherlock Holmes per capire che, se anche «la scienza degli artisti» rimane «implicita» e «racchiusa nei risultati» del loro lavoro, questo non implica che essi siano «inconsapevoli» di ciò che fanno. Pensate davvero che si possa fare scienza «inconsapevolmente»? Anche supponendo che ciò che fa un artista, quando crea un capolavoro, non sia scienza, persino il dottor Watson senza l’aiuto di Sherlock Holmes non potrebbe accettare che il «caso» possa essere «più di una volta» la «causa» di «fenomeni che possiedono la medesima perfezione che ammiriamo in natura». E quando si è in grado di creare «spesso e tante» opere meravigliose, allora anche il «buon senso» ci dice che non può più trattarsi di «un caso», ma che quella «perfezione», così diffusa nell’intera opera di un grande autore, deve essere stata raggiunta con «metodo», con il «controllo scientifico» dei «procedimenti» e dei «meccanismi» che sostengono quella mirabile «architettura».

Dunque, la domanda che dovrebbe farsi un serio studioso non è «se» i veri «artisti» (non quelli inventati dai mercanti senza scrupoli) siano «consapevoli» di ciò che fanno, ma piuttosto «se anche» i «fruitori» siano «consapevoli» della «complessa progettualità» presente in ciò che ammirano. Un’altra domanda interessante da porsi è se l’artista faccia bene a rendere «esplicito» il suo sapere e i suoi «progetti», a «condividere» ciò che sa fare con i suoi allievi e collaboratori, a creare «Botteghe» dove possa insegnare la «scienza segreta dell’arte» a tanti «apprendisti», alcuni dei quali – quelli che decidano di investire più tempo ed energie nel seguire il maestro quotidianamente – possano venire premiati «ereditandone» le «capacità» e l’attività per l’unica via possibile: lo «studio».

Nel nostro Paese per secoli è stata proprio l’arte a renderci grandi e invidiati nel mondo. Ora ci accontentiamo della “Moda” e dei “Marchi”, che derivano da essa, per venderli a chi vuole “griffare” la propria spazzatura. In un solo secolo siamo diventati orfani non solo dei grandi artisti ma persino di eredi che potrebbero continuare il loro lavoro. La ragione è tragicamente chiara: gli artisti del secolo scorso, già ridotti al lumicino, hanno preferito (giustamente, egoisticamente, miopemente?) creare un’opera in più, piuttosto che dedicare tempo a formare nuove generazioni di artisti; hanno preferito, cioè, essere celebrarti come “geni unici”, senza maestri e senza allievi, finendo peraltro in molti casi a elemosinare aiuti in un mondo già mutato, interessato non più a investire nella loro opera, ma piuttosto a vendere i successi commerciali di «fenomeni stagionali» eletti furbescamente come eredi di quei maestri, a loro insaputa.

“C’è da tornare a seminare”, direbbe Chance Giardiniere, il protagonista di Oltre il giardino, lui sì inconsapevole ma con quel «buon senso» che persino i «semplici» talvolta possiedono. E sempre Chance Giardiniere aggiungerebbe che “non è ancora tempo di raccogliere”, perché semplicemente da troppo tempo mancano gli artisti, quei «potenziali Maestri» che potrebbero insegnare a nuove generazioni di «potenziali nuovi artisti». Queste ultime, non avendo più «padri» da cui apprendere l’arte, si sono già rivolte ai «colleghi» che “ce l’hanno fatta”, ad avere “successo”. Così le nuove generazioni di «pseudoartisti» finiscono per trarre ispirazione da quei fantocci creati dal mercato per illudere il pubblico che, se uno di loro è diventato un fenomeno mediatico, allora anche altri potranno farcela, senza studiare, senza prepararsi, ma «imitando» il loro «idolo», cioè comperando tutto quello che verrà «promosso» da lui, finché non verrà rimpiazzato quando comincerà a credersi «insostituibile» (a questo proposito basti pensare al mercato delle vacche prodotto e promosso dai “Talent Show” televisivi).

Ora potete comprendere perché, per realizzare il nostro Progetto di educazione all’arte narrativa, abbiamo dovuto «riportare in vita» gli artisti veri, quelli che da tempo non fanno più sentire la loro «voce» sia perché sono morti sia perché i loro capolavori non trovano più posto nel «mercato della cultura di massa».

E lo abbiamo fatto nell’unico modo in cui si possono consultare questi «oracoli», cioè studiando scientificamente i loro progetti e insegnando, ai nuovi aspiranti artisti e estimatori dell’arte, «come» si fa a creare un oggetto perfetto, «come» si fa a farlo funzionare imparando a sottrarre – il più possibile – il «caso» alla sua costruzione, «come» si fa a elaborare nuove soluzioni ricavando «insegnamenti metodologici» dalle «più grandi partite giocate dai più grandi Maestri».

Frequentare questo primo Ambiente di Studio – volutamente aperto – è il primo passo che voi stessi potete fare in questa direzione, aiutandoci, con la sola vostra presenza e con il «passaparola», a farlo conoscere e a farlo crescere. Noi il nostro passo per venirvi incontro lo abbiamo fatto proprio prevedendo questo Ambiente introduttivo tra le articolazioni della nostra Scuola, investendo su di esso energie e risorse che necessariamente dobbiamo sottrarre alle altre attività.

Ma saremo felici se, attraverso questo Ambiente, riusciremo a farvi scoprire o riscoprire l’arte narrativa del «classici senza tempo e senza frontiere». Voi potrete aiutarci in questa impresa non solo parlando con altri della vostra stessa esperienza di fruitori dell’Ambiente Aperto della nostra Scuola, ma anche decidendo di iscrivervi ad una nostre Offerte Educative e Formative, una volta che avrete compreso ciò che potreste ricavarne per soddisfare i vostri interessi e le vostre ambizioni.

È su di voi – oltre che su di noi – che contiamo affinché questa nostra impresa non finisca in modo «donchisciottesco», ma diventi un punto di riferimento per chiunque intenda studiare l’arte narrativa, per chiunque aspiri a godere pienamente della bellezza dei capolavori artistici, per chiunque voglia insegnare ai propri eventuali allievi come funziona la narrazione artistica, e infine per chiunque voglia imparare a fare lui stesso arte, proprio come i grandi maestri della tradizione umanistica di cui vogliamo trasmettervi gli insegnamenti metodologici, ricercandoli per voi e con voi nelle loro opere immortali.