La Scuola di Narrazione Artistica Poliespressiva “Charles Dickens”

La Scuola dei Maestri per chi vuole imparare a narrare come loro ricavando le loro straordinarie competenze dallo studio sistematico delle opere immortali che essi hanno lasciato in eredità al mondo intero. Un Sistema formativo a più livelli scoprire e apprendere come sono fatti e come funzionano quei capolavori senza tempo e senza frontiere in cui sono implicitamente racchiuse le soluzioni e le regole per fare Arte con la Scienza.

L’ambiente autoriale

Come imparare a ottenere il massimo con il minimo delle forme espressive per evitare di arrivare a ottenere il minimo con il massimo delle forme espressive

La nostra Scuola è nata per consentirvi di studiare sia ogni specifica forma espressiva, indagandone e sperimentandone tutte le potenzialità (il racconto esclusivamente verbale, il racconto esclusivamente musicale, il racconto esclusivamente visivo etc…), sia i meccanismi di trasformazione e di integrazione dei diversi piani espressivi, indagando e sperimentando le possibilità di riscrivere racconti, per la scena e per altri media, con diverse forme espressive, con più forme espressive, e anche in collaborazione con altri artisti.

L’Opera Lirica, patrimonio d’eccellenza della tradizione umanistica, rappresenta il più alto grado di «poli-espressività» che la narrazione abbia mai raggiunto, fondendo, nel suo racconto, il piano musicale (la partitura), quello letterario-verbale (il libretto), quello teatrale-drammaturgico (la messa in scena) quello visivo (scenografia, recitazione e coreografia). Proprio da questa consapevolezza, e da un’esperienza didattica e formativa decennale, condotta studiando e insegnando i meccanismi della narrazione poliespressiva soprattutto nei capolavori del Teatro Musicale – oltre che del Teatro di Prosa, del Cinema, e della Letteratura Illustrata – abbiamo deciso di dar vita, all’interno della nostra nuova Scuola online, ad un Ambiente di Studio “Autoriale” dove intendiamo insegnare tutto quello che abbiamo compreso riguardo alla possibilità di narrare in forma artistica sfruttando sia l’indipendenza sia la compresenza e la complementarità dei diversi piani espressivi.

In questo modo, chiunque lavori o intenda lavorare in uno o più campi professionali, dove possa praticare la narrazione artistica con una o più forme espressive, potrà incrementare e affinare le proprie capacità elaborative acquisendo la lezione di quei Maestri che hanno inventato e coltivato meglio di chiunque altro questa straordinaria forma di narrazione, realizzando con essa proprio i capolavori artistici immortali che abbiamo scelto come oggetto ideale di studio per questo Ambiente formativo Autoriale.

Quando si parla di narrazione «multimediale», o meglio «multiespressiva», si pensa subito all’«impaginazione» e all’«animazione» di parole, immagini, video e musica. Ma questo è solo l’aspetto «tecnologico» e realizzativo di un «progetto narrativo multiespressivo»; un aspetto che oggi si può apprendere e padroneggiare più facilmente grazie alle tecnologie digitali, sempre più sofisticate e sempre più accessibili, ma che non risolve il problema della «qualità» del prodotto, del suo «perfetto funzionamento», della sua «universalità artistica».

D’altro canto, anche parlare di «compresenza» di diversi tipi di narrazione – letteraria, musicale, visiva e audiovisiva – non rende l’idea di cosa sia un «racconto artistico in forma multiespressiva», ma solleva semmai il problema dell’uso «simultaneo» di diverse tipologie di piani espressivi.

Come forse già sapete, la nostra è una Scuola non di semplice «narrazione», adatta per insegnare a svolgere meglio attività ordinarie come scrivere un “articolo”, un “blog”, un “diario”. La nostra è una Scuola di «narrazione artistica», cioè di quel tipo di narrazione che, per definizione (di Jurij Michajlovič Lotman), è «complessa» e richiede un’«architettura a più livelli narrativi», i quali possono essere rappresentati sia usando in modi diversi un solo piano espressivo, oppure usando più piani espressivi e assegnando a ciascuno di essi una diversa «funzione».

In ogni caso la narrazione artistica richiede, pere essere praticata, la capacità di padroneggiare la «complementarità» dei piani narrativi e di conseguenza dei piani espressivi. Da queste premesse dovrebbe apparire chiaro che non si può intraprendere in modo professionale questa attività senza domandarsi anzitutto che funzioni possano assumere, in un racconto artistico, le parole, la musica, le immagini, soprattutto qualora si vogliano usare tutte le differenti forme espressive per creare un’«unica narrazione multiespressiva»: ad esempio uno di quei bellissimi «libri illustrati per l’infanzia» ideati e realizzati a più mani e più menti, oppure uno di quei racconti composti per musica e voce recitante, o addirittura un’«opera musicale» per cantanti, attori, orchestra, con una scenografia e una coreografia di quadri in movimento.

Il “Cinema” è nato «muto e musicale», ed è diventato «parlato e musicale». Il “Teatro d’Opera”, anche grazie alle «collaborazioni» esemplari tra grandi librettisti, compositori, direttori d’orchestra e registi, ha dovuto affrontare più rigorosamente il problema della compresenza dei piani espressivi, che non si avverte di solito quando l’opera la si «ascolta» soltanto, ma che diventa cruciale quando essa viene rappresentata come «Spettacolo Teatrale» in una sala teatrale o cinematografica adatta allo scopo. Il “Cinema”, «ereditando» i risultati artistici raggiunti da tutte le forme espressive prima di esso, è nato con la stessa prudenza e attenzione con cui è nato il “Radiodramma”, studiando cioè «come sfruttare al meglio una o due forme espressive» per raccontare i medesimi «intrecci di storie complesse» che la più alta “Letteratura” era riuscita a narrare «sfruttando al meglio una sola forma espressiva». L’aggiunta del «parlato» ha frenato «lo studio e la sperimentazione», introducendo nel Cinema una dose di «ridondanza» che è stata accolta senza troppa repulsione da chi vedeva già in esso il futuro mezzo di “intrattenimento” audiovisivo con cui la “cultura di massa” avrebbe finito per portare nelle case racconti seriali senza qualità artistiche, solo da «ascoltare mentre» si cucina, o soltanto da «vedere mentre» si mangia a tavola tra voci e rumori di fondo.

Ma anche al tempo dell’«introduzione del sonoro nel Cinema» ci sono stati autori che, di fronte a quella invadenza e a quello spreco di piani espressivi, non hanno seguito la tendenza comune; quegli autori – veri artisti allievi ed eredi di Maestri che avevano creato capolavori letterari, musicali, pittorici, teatrali e operistici  – si sono chiesti come fossero riusciti, gli artisti del «Teatro Musicale», non solo ad evitare di essere condizionati dal medesimo problema, ma addirittura a far tesoro della moltiplicazione di possibilità offerta dall’utilizzo di più forme espressive, per attribuire a ciascuna di esse una funzione specifica e mantenere così il pieno controllo della loro reciproca «complementarità» sui piani narrativi.

Per comprendere cosa intendesse con l’espressione “Opera Totale” un «autore-studioso» come Richard Wagner, e come proprio lui fosse arrivato a formulare per primo la soluzione – insieme scientifica e artistica – per rendere la «multiespressività non ridondante», abbiamo impiegato il tempo necessario per arrivare a capire da quali «presupposti scientifici» nascessero le sue «teorizzazioni», quali «funzioni» egli attribuisse a ciascun «piano espressivo», e come egli riuscisse a mantenere sempre «ben distinti» e «complementari» i «piani narrativi» rappresentati attraverso di essi.

È sorprendente e appassionante scoprire come egli in ogni scena di ogni sua opera sia riuscito ad attuare questa concezione di «narrazione artistica» «propriamente e rigorosamente multiespressiva».

Le «teorizzazioni» di Wagner venivano infatti al contempo «applicate» a e «ricavate» da la sua continua sperimentazione in una quantità di opere musicali che lui stesso «concepiva e metteva in scena» curandone personalmente ogni aspetto, «dall’ideazione alla realizzazione». D’altro canto le sue opere facevano tesoro dell’esperienza, delle capacità, e dei progetti dei grandi autori d’opera da cui aveva appreso l’arte e la scienza dl narrare con immagini parole e musica. Al contempo, con ogni suo progetto, egli affinava la sua idea di «interprete» capace di rivestire il ruolo eccezionale di «one man band» persino nella realizzazione; un ruolo «multifunzionale» che includeva: la direzione, la regia e la coreografia di tutte le soluzioni espressive che lui stesso aveva preparato per mettere in scena le complesse soluzioni narrative, sempre da lui elaborate, per far funzionare i suoi articolati e affascinati labirinti narrativi. A testimoniare l’efficacia delle sue soluzioni basti pensare a il Ciclo dell’Anello del Nibelungo, una «Saga in forma artistica multiespressiva» che rappresenta una delle vette più alte mai raggiunte nella storia dell’intera tradizione umanistica. In questo nostro Ambiente di Studio l’opera di Wagner, per la sua insuperata lezione metodologica, avrà sempre un posto di rilevo.

In questo terzo e più avanzato Livello Ambiente formativo, attraverso lo studio sistematico delle opere di Maestri del Teatro Musicale – come Wagner, Verdi, Puccini, Mozart, Rossini – e di Maestri del Cinema musicale con attori e con disegni animati – come Lubitsch, Murnau, Chaplin, Hitchcock, Truffaut, Kelly, Disney – potrete scoprire, tra l’altro, come funziona quella perfetta integrazione della musica all’interno di partiture multiespressive; quell’utilizzo «per narrare» che di solito è ripudiato dai «musicisti puri», ma che può consentire di trattare la musica «in correlazione» (anziché «in opposizione») con lo studio e la pratica delle altre forme espressive, per arrivare a costruire esperienze appassionanti di narrazione propriamente «multi-espressiva».

Lo stesso vale per le immagini statiche e per i testi letterari, che, studiando le opere esemplari dei Maestri, imparerete a «comporre» in relazione tra loro e ai «piani narrativi», in reciproco rapporto di «complementarità» e in straordinarie «sintesi» in grado di travalicare e integrare i diversi campi in cui si esercita la narrazione artistica.

Durante il cammino che farete con noi potrete studiare le «architetture multiplanari e multiespressive» dei più complessi capolavori della narrazione artistica. Per farlo avrete a disposizione non solo i documenti di archivio che in tanti anni abbiamo raccolto e studiato noi stessi – le note di regia, i progetti autoriali (sceneggiature, libretti, partiture) e i video delle grandi regie – ma anche e soprattutto i nostri «Sentieri Esplorativi», i nostri «Sistemi di Studio Reticolare» e i nostri «Cicli di lezioni analitiche», con cui potrete indagare ogni scena di quei racconti esemplari secondo tutti i principi utilizzati per idearli e farli funzionare.

Così potrete finalmente comprendere «come ragionano» i grandi «narratori-compositori multiespressivi» quando realizzano opere immortali, pensando sin dall’inizio all’utilizzo di più piani espressivi per rappresentare la molteplicità di piani narrativi dei loro racconti.

In questo Ambiente di Studio potrete apprendere non cosa «accomuna», ma cosa «distingue» un «racconto artistico» rispetto a un racconto ordinario pensato e realizzato senza il «pieno controllo» dei piani narrativi ed espressivi e senza perfetta  «adeguatezza» degli uni rispetto agli altri.

Potrete cioè studiare come ognuno degli autori che abbiamo eletto «come» nostri e vostri Maestri racconterebbe bene un grande intreccio di storie; «come» ciascuno di essi è riuscito a creare racconti artistici solo apparentemente simili ad altri a voi noti, ma, a differenza di quelli, non soggetti a «invecchiamento» (a scadenza) e non «storicisticamente» condizionati da (cioè unicamente rappresentativi di) il proprio tempo e la società in cui sono nati.

E mentre acquisirete le medesime capacità autoriali di quei Maestri scoprirete come mai solo pochi altri, al pari di loro, sono stati capaci di trasformare un’esile storia, già raccontata in forma di leggenda o di novella, in un intreccio di storie di grande complessità e in un nuovo racconto artistico per la letteratura, il teatro di prosa, il teatro musicale, il cinema.

Se siete tra coloro che non si vogliono accontentare di saper realizzare racconti comprensibili e accettabili; se non intendete rivolgervi solo ad utenti incapaci di distinguere e di apprezzare la qualità dell’arte; se avete già compreso che lo studio separato della «composizione» – letteraria, drammaturgica, musicale, visiva – non vi può aiutare da solo a elaborare soluzioni espressive adeguate alla complessità narrativa di un «racconto artistico multiplanare e multiespressivo», allora il nostro Ambiente di Studio è proprio quello che vi occorre per fare questo salto di qualità.

Solo in questo Ambiente di Studio potrete studiare «come» William Shakespeare sia riuscito a riscrivere tanto delle anonime cronache medievali quanto delle raffinate novelle letterarie per farne i suoi inconfondibili e inarrivabili capolavori teatrali; come cioè, ad esempio, con il suo Romeo and Juliet egli sia riuscito a creare un intreccio di storie più appassionante di tutti quelli su cui tanti altri autori, prima e dopo di lui, si sono cimentati e continuano a farlo. Qui potrete studiare anche come Giuseppe Verdi ed Arrigo Boito siano riusciti a creare ulteriore interesse per la storia di Otello, riraccontando il dramma shakespeariano per musica, immagini, e parole. Sempre qui vi stupirete studiando in che modo James Barrie abbia riscritto il suo Peter Pan sia in versione teatrale che in versione letteraria illustrata, e poi ne abba fatto lui stesso il soggetto per un film. In questo Ambiente imparerete da Ernst Lubitsch a riscrivere commedie concepite per il teatro di prosa e musicale – come Il ventaglio di Lady Windermere e The Merry Widow – facendone straordinari film muti e musicali. Qui studierete come Giacomo Puccini sia riuscito a riscrivere famose pièce teatrali, come Le roi s’amuse di Victor Hugo, o La Tosca di Victorien Sardou, facendone capolavori immortali del teatro musicale. Sempre qui amerete, studiandoli, i modi con cui Walt Disney è riuscito a riscrivere le grandi fiabe classiche facendone capolavori del cinema di animazione musicale. Qui ammirerete, studiandolo, come Alfred Hitchcock abbia riscritto romanzi senza grandi qualità per farne i suoi capolavori cinematografici multiespressivi. Qui scoprirete come Carlo Goldoni e Eduardo De Filippo abbiano riscritto la «commedia dell’arte» trasformandola in «arte della commedia». Qui apprezzerete come Gioachino Rossini e Wofgang Amadeus Mozart abbiano riscritto musicalmente il teatro di prosa di Beaumarchais, e come lo stesso Mozart, insieme a Emanuel Schikaneder, abbia trasformato una fiaba come Lulu di August J. Liebeskind nel capolavoro del teatro musicale Die Zauberflöte, rivolto a fanciulli di ogni età. Qui studierete come Orson Welles abbia riscritto e riunito più capolavori shakespeariani nella sua messa in scena teatrale The Five Kings e nel suo film Falstaff. E sempre qui scoprirete come François Truffaut sia riuscito a trasformare la letteratura d’arte da lui più amata in raffinati “romanzi cinematografici” multiespressivi.

Dunque, frequentando questo Ambiente di Studio potrete imparare tanto a sfruttare al meglio un unico piano espressivo, quanto a non sprecare la compresenza di più piani espressivi ma a sfruttarla pienamente per narrare, mono- o multi- espressivamente, un racconto complesso proprio «come lo farebbero» i Maestri a cui abbiamo voluto ridare voce virtualmente per voi.

Vi attendiamo dunque in questo Ambiente, preparato a lungo apposta per voi, dove vi insegneremo come apprendere e praticare la lezione metodologica dei più grandi narratori di ogni tempo e luogo. Qui incontrerete coloro che vi hanno lasciato i loro capolavori come modelli a cui ispirarvi; coloro che hanno mantenuto viva per secoli la Tradizione Umanistica, e che ora attendono che qualcuno tra voi, adeguatamente preparato, sia pronto a raccogliere il testimone e a fare la sua parte, sia per continuare ad arricchire quella stessa Tradizione sia per tramandare gli insegnamenti del Maestri alle generazioni future.